La Dieta Mediterranea: questa sconosciuta

Il termine Dieta Mediterranea si riferisce, più che ad una vera e propria dieta, ad un modello di abitudini alimentari comune a molte aree del bacino del mediterraneo. Si può dire che nell’ambito del modello mediterraneo si riconoscono più diete, intese nel senso letterale del termine, che fanno riferimento alle varianti regionali, sociali e culturali dei Paesi del bacino, quali Italia centro-meridionale, Catalogna e Spagna del sud, Provenza e Linguadocia (Francia), Stati Balcanici e Paesi del Maghreb. I primi riferimenti ad una potenziale influenza positiva della dieta su alcune alterazioni patologiche o fisiologiche quali il diabete e l’obesità, furono pubblicati nel 1939 da un medico italiano, Lorenzo Piroddi, da molti considerato “il padre” della Dieta Mediterranea. Alcuni anni dopo gli stessi concetti furono ripresi ed ampliati dal fisiologo americano Ancel Keys (l’inventore della famosa razione K) che si fece promotore del più ampio studio clinico sull’alimentazione mai eseguito: il Seven Country Study (studio su sette nazioni). Tale studio metteva a confronto gli stili alimentari della popolazione di sette Paesi sparsi per il mondo (Finlandia, Giappone, Grecia, Italia, Olanda, Stati Uniti e Jugoslavia), prendendo in esame, per circa 20 anni, più di 12000 persone di età compresa tra i 40 ed i 60 anni. I risultati furono pubblicati nel 1975 col libro Eat well and stay well, the Mediterranean way (mangia bene e stai bene, il modello Mediterraneo) in cui si riportava una chiara dimostrazione del fatto che la mortalità per cardiopatia ischemica (infarto) è molto più bassa presso le popolazioni mediterranee rispetto a Paesi dove la dieta è ricca di grassi saturi. Da quel momento negli Stati Uniti si è cercato di diffondere, con scarso successo, le abitudini alimentari tipiche della Dieta Mediterranea, proponendo un’alimentazione a base di cereali, verdure, frutta, pesce, carni bianche ed olio di oliva in alternativa alla dieta americana troppo ricca di grassi, proteine e zuccheri semplici. Negli anni ‘90 si arrivò inoltre a cercare di semplificare per il pubblico la distribuzione di alimenti caratteristica della Dieta Mediterranea tramite una rappresentazione grafica di grande impatto visivo, nacque così la famosa “piramide alimentare”. Ma in Italia? Nel nostro Paese, mentre gli autori anglosassoni cercavano di importare le abitudini alimentari mediterranee, portando la dieta italiana come esempio di eccellenza, il grande pubblico abbandonava le sane abitudini della nostra tradizione rivolgendosi proprio a quei modelli alimentari contro cui combattevano Keys e collaboratori. Negli ultimi venti anni finalmente c’è stata un’inversione di tendenza e, grazie soprattutto all’impegno di istituzioni come l’Istituto nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) e associazioni scientifiche come la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), anche in Italia siamo tornati a parlare di Dieta Mediterranea. Ma ormai una grossa parte della popolazione aveva abbandonato le sane abitudini tradizionali con conseguenze impressionanti sull’aumento dell’incidenza di obesità e malattie metaboliche. Un dato di fatto innegabile è che molti italiani, per rimediare, si rivolgono poi a “diete astruse”, dai nomi fantasiosi e accattivanti, ma dalla dubbia efficacia nutrizionale, dimenticando che la nostra alimentazione tradizionale viene presa in tutto il mondo come modello di dieta sana, bilanciata e nutrizionalmente equilibrata.
Del resto negli ultimi venti anni le conferme sulla qualità della Dieta Mediterranea si sono susseguite sempre più numerose, basti pensare che ogni mese, sulle riviste internazionali specialistiche, compaiono articoli scientifici che provano l’efficacia della Dieta Mediterranea sia sul controllo dell’obesità che sulla prevenzione di varie patologie croniche. La mole di dati è arrivata ad un volume tale che lo scorso anno, il 17 novembre 2010, alla Dieta Mediterranea è stato conferito dall’UNESCO il pregio di essere iscritta nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità. Il prestigioso riconoscimento è stata motivato anche dal fatto che la la Dieta Mediterranea, non è semplicemente un modello alimentare, ma rappresenta un insieme di competenze, conoscenze, e tradizioni strettamente interconnesse alla cultura dei paesi mediterranei. Inoltre viene riconosciuto anche un importante ruolo sociale, in quanto essa promuove l’interazione interpersonale, poiché il pasto in comune è alla base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità. Viene quindi riconosciuto alla Dieta Mediterranea lo status di “stile di vita” e non di semplice modello nutrizionale, come del resto, riprendendo quanto detto nello scorso numero, dovrebbe lasciare intendere il termine “dieta”, che prevede una profonda interazione tra alimentazione, cultura, tradizioni e salute. A questo punto il nostro spazio è giunto al termine, vi aspetto, quindi, il mese prossimo per parlare della nostra Dieta Mediterranea dal punto di vista alimentare e nutrizionale.

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