Le lesioni muscolari: come comportarsi quando ci si è fatti male

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla questione delle lesioni e di rispondere ad alcuni quesiti fondamentali: in qualità di Coach con indirizzo posturale e soprattutto come campionessa mondiale di infortuni che in Toscana definiremmo “bischeri”, ho assunto questo compito molto volentieri nella speranza che siate tutti un po’ più svegli di me!

La doverosa premessa da fare è che la diagnosi della tipologia di infortunio è una prerogativa del medico: né il fisioterapista né lo scienziato motorio, né tantomeno il vostro allenatore possono sostenere con certezza che si tratti di uno strappo piuttosto che di uno stiramento, ma possono solo consigliarvi di chiedere al vostro medico ed accertare il tutto tramite esame diagnostico.

Quand’è che devo preoccuparmi al punto da prenotare un esame?

Il trauma muscolare indiretto deve essere distinto dal DOMS (Delayed Onset Muscle Soreness, cioè il dolore muscolare post-allenamento), che è invece un fisiologico processo di adattamento all’allenamento: per la descrizione degli effetti derivanti dal DOMS ed evitare di preoccuparsi eccessivamente se si ha dolore, vedi http://www.beactivestudio.it/allenamento-doms/.

L’entità della lesione può andare dal semplice stiramento, spesso associato a rottura dei piccoli vasi con comparsa di dolore e tumefazione, sino allo strappo muscolare completo.

Quali sono gli esami da fare?

Ricordo la premessa: quando si parla di diagnosi, si chiama in causa il personale medico!

Il primo passo è un’accurata indagine sulla dinamica del trauma, seguito da ispezione palpazione del muscolo coinvolto con focus su funzionalità muscolare.

Per poter definire i dettagli della lesioni invece, gli esami diagnostici risultati più efficaci sono (1):

  • ecografia
  • risonanza magnetica (RM)
  • tomografia computerizzata (TC)

Quali sono i muscoli maggiormente esposti a potenziali lesioni?

I muscoli pluriarticolari, proprio perché devono controllare più articolazioni, in particolare quelli ricchi di fibre a contrazione rapida (fast twitch).

E’ doveroso ricordare che all’interno della struttura biologica muscolare vi sono due componenti strutturali in grado di assorbire energia tensiva, cioè la componente contrattile e quella passiva. Esistono alcune condizioni che diminuiscono la capacità contrattile del muscolo e che riducono quindi contestualmente la sua capacità di assorbire energia durante la fase elongativa: fra queste, fatica muscolare edebolezza strutturale conseguente ad una precedente lesione.

Il meccanismo maggiormente correlato al possibile danneggiamento della fibra muscolare risulta essere la contrazione di tipo eccentrico (2), a causa di:

  • maggiore produzione di forza
  • fenomeno meccanico dell’elongazione

Durante la contrazione eccentrica il muscolo è infatti sottoposto al fenomeno di “overstretching” che può determinare l’insorgenza di lesioni a livello dell’inserzione tendinea, della giunzione muscolo-tendinea oppure a livello di una zona muscolare resa maggiormente fragile da un deficit di vascolarizzazione (3).

Si ha inoltre:

  • drastica diminuzione della perfusione muscolare
  • deficit funzionale del meccanismo aerobico
  • aumento della temperatura locale
  • acidosi
  • anossia cellulare

con conseguente fragilità muscolare.

Quali conseguenze comporta l’evento traumatico?

Fra i vari effetti ricordiamo:

  • perdita di capacità e forza contrattile
  • sensazione dolorosa
  • gonfiore
  • edema
  • alterazione del pattern propriocettivo muscolare
  • alterazione nello schema di attivazione neuromuscolare

Inizialmente si ha una rapida perdita dell’omeostasi del Ca++, denominata Ca++ overload phase, all’interno delle fibre muscolari lesionate, in cui si deposita un eccessivo livello di intracellulare di Ca++ causato dalla rottura del reticolo sarcoplasmatico, che innesca numerosi pathways di degradazione da cui derivano:

  1. attivazione della fosfolipase A2
  2. produzione di acido arachidonico, prostaglandine, leucotrieni, proteasi Ca++ dipendente, proteasi lisosomiale
  3. contrazione muscolare riflessa
  4. inibizione della normale respirazione mitocondriale

Tutti questi spaventevoli paroloni scientifici per dire che, fondamentalmente, si innesca un processo di infiammazione, il che spiega gli effetti sopracitati. 

Perché mi faccio male?

I motivi possono essere (4):

  • di origine fisica:
  • di tipo meccanico
  • relativi al cambiamento di temperatura
  • di origine metabolica

Nel primo caso, si parla di fattori derivanti da origine meccanica quando il danno strutturale è la conseguenza di una contrazione muscolare (o di una serie di contrazioni) il cui stress tensivo supera la massima produzione di forza delle componenti stesse e oltrepassa il “valore massimo teorico di stress” (VMTS); la componente muscolare può cedere anche nel caso di eccessivo stress di taglio.

McCully e Faulkner conclusero che il muscolo ha un limite massimo di contrazioni eccentriche oltre il quale inizia un progressivo fenomeno di indebolimento strutturale, da cui si comprese l’importanza di aumentare la capacità di resistenza del muscolo nella contrazione eccentrica ed il valore massimale di forza eccentrica.

Si parla invece di problematiche dipendenti dal cambiamento di temperatura nel momento in cui la contrazione eccentrica produce un aumento di calore di 1,2°C rispetto alla contrazione concentrica, diminuendo così di conseguenza la viscosità del sarcolemma.

Nel caso di lesioni di origine metabolica invece osserviamo un aumento della respirazione mitocondriale e della sintesi ed idrolisi dell’ATP, fenomeni fisiologici durante l’esercizio fisico, ma che comportano nel caso di esercizio vigoroso una riduzione nella concentrazione di fosfati energetici.

Quali tipologie di lesioni esistono?

La prima distinzione è fra lesione da trauma diretto, derivante dall’azione di una forza esterna che agisce sul ventre muscolare, e lesioni da trauma indiretto, causate da molteplici meccanismi che determinano più forze lesive.

In base alla gravità si distinguono:

  • grado lieve, nelle quali è conservata oltre la metà del grado di movimento
  • grado moderato, nelle quali è conservata meno della metà del grado di movimento
  • grado severo, se il grado di movimento è inferiore a 1/3

Le lesioni da trauma indiretto furono suddivise in (5):

  • contrattura, caratterizzata da dolore mal localizzato e assenza di lesioni
  • stiramento, in cui si nota dolore ben localizzato, disturbo funzionale ed ipertono muscolare
  • strappo di I grado, con dolore acuto e violento, stravaso ematico e lacerazione di poche miofibrille
  • strappo di II grado, con dolore acuto e violento, stravaso ematico e lacerazione di uno o più fasci muscolari ma che costituiscono meno dei ¾ della superficie
  • strappo di III grado, , con dolore acuto e violento, stravaso ematico e lacerazione di uno o più fasci muscolari relativi a più dei ¾ della superficie

Quindi attenzione: la famosa frase “sarà uno strappetto” che si sente spesso dire, non tiene in considerazione un quadro molto più complesso e doloroso!

Cosa succede in seguito ad una lesione?

Indipendentemente dalla tipologia di lesione, il processo riparativo è articolato nelle seguenti fasi:

  • fase di distruzione = rottura e necrosi delle fibre muscolari con formazione di ematoma
  • fase di riparazione = fagocitosi del tessuto necrotico e riparazione delle fibre con formazione del tessuto fibrotico cicatriziale
  • fase di rimodellamento = riorganizzazione del tessuto cicatriziale e recupero delle capacità funzionali

Nel caso in cui la lesione si estenda più del 50% della superficie di sezione, il processo di riparazione tissutale avviene in un periodo di circa 5 settimane (6).

Qual è il trattamento idoneo?

Per rispondere a questa domanda, rimando ai contatti dei nostri collaboratori fisioterapisti (http://www.beactivestudio.it/le-nostre-collaborazioni/): ad ogni professionista la sua competenza e ad ognuno la sua sfera di intervento!

Il recupero da un infortunio segue un iter preciso che inizia dal medico, passa per la fisioterapia e termina con il recupero funzionale: accelerare i tempi o bypassare una di queste fasi porterà molto probabilmente ad una ripresa fittizia ed incompleta.

In ogni caso, gli studi confermano un recupero migliore in seguito alla somministrazione delle 4 fasi del protocollo RICE (7):

  • Rest, cioè riposo nelle prime 24/72 ore dal trauma
  • Ice, (ghiaccio) per aiutare la vasocostrizione, per l’effetto analgesico e per la riduzione dell’edema
  • Compression, cioè la compressione della zona di lesione per facilitare l’evacuazione ematica
  • Elevation, (elevazione) per aiutare il ritorno venoso

Conclusioni

Come avrete capito, con il termine “lesione” si indica una variegata tipologia di situazioni con quadro eziologico e sviluppi molto differenti: un consiglio utile può essere quello di applicare il protocollo RICE, nell’attesa di approfondire il quadro e definire con gli specialisti la giusta strategia di intervento.

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